Petrolio: per l’Eni di Claudio Descalzi è l’ora del cambiamento

Claudio Descalzi

L’accordo per la raffineria di Gela sancisce una svolta nel segno del rispetto dell’ambiente. Eni, guidata da Claudio Descalzi, investirà oltre 2 miliardi.

Ha il sapore di una svolta epocale l’accordo fatto sull’impianto Eni di Gela che, dopo 60 anni di petrolchimico, diventerà una bioraffineria con il salvataggio dei posti di lavoro. Per quella che il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta definisce “una nuova pagina della storia” di Gela, il gruppo petrolifero a guida del CEO Claudio Descalzi metterà sul piatto complessivamente oltre 2 miliardi di euro in quattro anni e così il ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, parla di “investimento strategico per la Sicilia, per il sistema energetico nazionale e per la difesa dei livelli occupazionali”.

La svolta verde di Gela
Dopo l’intesa di massima raggiunta alla fine di luglio al termine di un lungo braccio di ferro tra l’azienda e sindacati, l’impianto può dunque ripartire, come ha spiegato l’AD del colosso petrolifero, Claudio Descalzi, “con un nuovo piano di sviluppo economicamente sostenibile”. L’accordo non riguarda, infatti, solo il sito di Gela, ma più in generale l’attività del gruppo sull’isola. Il piano prevede infatti, come ha spiegato l’Eni, “nuove e importanti iniziative industriali volte a sviluppare il settore upstream sul territorio siciliano”: in sostanza, quindi, il gruppo petrolifero potrà avviare nuove attività di esplorazione e produzione di idrocarburi in Sicilia, sia su terra che su mare, ma anche valorizzare i campi che sono già in esecuzione. È inoltre prevista la nascita di un nuovo centro di alto livello per la sicurezza nel settore dei biocarburanti. A sottoscrivere il testo, “limato fino all’ultimo”, tutte le parti interessate dalla lunga vertenza: la Regione Sicilia con il presidente Rosario Crocetta, il sindaco di Gela Angelo Fasulo, Claudio Descalzi per Eni, Confindustria Sicilia, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriale dei chimici e le Rsu. Tutti soddisfatti dunque, a partire dai sindacati che portano a casa non solo tutti i posti di lavoro dell’impianto, ma anche quelli dell’indotto. Il segretario generale dalla Uil, Carmelo Barbagallo, parla di “ennesima prova che, grazie al confronto, è possibile trovare soluzioni innovative che salvaguardano l’occupazione”. La Ugl Chimici, con Luigi Ulgiati, assicura il proprio impegno affinché “la svolta verde sia davvero un’opportunità di rinascita”.

I punti dell’intesa
Il “verbale” sottoscritto dalle parti è suddiviso in sei punti: salvaguardia dei livelli occupazionali; definizione analitica del piano industriale dell’Eni su bio-raffinazione, sostenibilità ambientale e politica di sviluppo delle ricerche di petrolio e metano in Sicilia, intensificazione delle attività di bonifica del territorio; salvaguardia delle prospettive produttive e occupazionale nell’indotto di Gela e utilizzo degli strumenti di sostegno al reddito e delle attività di formazione e riqualificazione nel periodo di transizione; accelerazione delle autorizzazioni alla ricerca e allo sfruttamento di nuovi giacimenti; corrette compensazioni in favore del territorio di Gela per una riqualificazione produttiva, urbana e culturale. L’Eni amministrata da Claudio Descalzi ha confermato che in questo processo di riconversione investirà 2,2 miliardi di euro. È stato illustrato anche un progetto di lavorazione industriale di gomma naturale derivante dalla coltivazione della pianta dl Guayule (lattice).

Trivelle
Intanto, partono le trivelle nel Canale di Sicilia. Il primo via libera, al netto dello Sblocca Italia, arriva con la pubblicazione del decreto del Ministero dello Sviluppo Economico con viene data la prima concessione di coltivazione di idrocarburi relativa al progetto “Offshore Ibleo” di Eni e Edison, al largo della costa delle provincie di Caltanissetta, Agrigento e Ragusa per un’area di oltre 145 chilometri quadrati e per una durata di 20 anni. Lo sviluppo dei giacimenti di gas denominati “Argo” e “Cassiopea”, secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, è un progetto che “rientra negli accordi sulla raffineria di Gela siglati a inizio mese che hanno consentito la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e il consolidamento dell’area industriale”. Inoltre viene spiegato che “nella zona dei giacimenti l’attività estrattiva verrà svolta esclusivamente attraverso impianti sottomarini”. Il progetto “Offshore Ibleo” porterà a una produzione di gas naturale di oltre 10 miliardi di metri cubi in circa 14 anni, contribuendo con 4,5 milioni di metri cubi al giorno al fabbisogno energetico italiano, e benefici occupazionali per la Sicilia. Secondo il governatore Rosario Crocetta “dalle attività estrattive a regime la Regione incasserà tra 350 e 500 milioni di euro fra royalties e tasse versate direttamente nelle nostre casse dalle imprese, grazie al protocollo firmato a giugno con Assomineraria”. “Si è creato allarmismo attorno a un accordo che invece è vantaggioso per la Sicilia – ha detto Crocetta -. L’equilibrio mondiale del pianeta non sarà certo sconvolto dalla gocciolina di petrolio che sarà estratto nell’isola ma certamente questa gocciolina sarà utile alle casse pubbliche, ricordo che due-terzi delle royalties vanno ai comuni e queste entrate sono importanti per i loro bilanci. E 350-500 milioni non sono bruscolini”. “Attualmente sono presenti nel Canale di Sicilia solo quattro piattaforma petrolifere che in futuro, realizzando tutti i progetti sui tavoli, diventeranno al massimo sei, su 105 piattaforme presenti nei mari italiani – spiega il sottosegretario allo sviluppo economico, Simona Vicari -. Nessun assalto, quindi, al Canale di Sicilia, e tanto meno alle Egadi dove non c’è alcun progetto, ma soltanto poche attività a gas necessarie soprattutto per una riconversione industriale che mantenga la piena occupazione a Gela e dintorni”. Inoltre l’esponente di Governo evidenzia come sempre nello Sblocca Italia sia stata prevista “la destinazione ai territori in cui si svolgono le attività petrolifere e a quelli costieri prospiciente le attività offshore di una parte rilevante delle royalties proveniente dalle attività petrolifere a mare, al fine di massimizzare i benefici sul territorio”.

FONTE: Giornale di Sicilia Palermo e Provincia
AUTORE: Calogero Morreale

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