Alessandra Fornasiero: la Terra suona campanelli d’allarme, rispondiamo con un modello economico circolare

Da qualche anno si parla del concetto di economia circolare, ma per quanto popolare, non tutti hanno una visione chiara del termine. Alessandra Fornasiero, imprenditrice attiva nel settore ambientale, riferisce che spesso viene associato a “qualcosa di buono” e grazie ai mezzi di comunicazione moderni è visto come la linea da seguire negli anni che verranno.

Secondo la manager, è necessario approfondire una tematica così delicata e fare chiarezza, affinché tutti i cittadini siano ben informati sulla realtà che li circonda e sulle contromisure da mettere in atto per contrastare l’esaurimento delle risorse che la Terra mette a disposizione. In questo contesto, le aziende stesse sono consapevoli che attraverso la razionalizzazione dei consumi energetici si eviterebbe un aggravio di costi e soprattutto un impatto dannoso sull’ambiente.

Tuttavia, tale approccio non è ancora entrato nell’economia reale e i principali player industriali non hanno adottato soluzioni per lo smaltimento dei rifiuti, poiché ritenuto marginale e poco interessante. Alessandra Fornasiero smentisce tali credenze e si riallaccia allo slogan degli anni ‘70, quando i rifiuti erano intesi come una potenziale risorsa. Questo trend è gradualmente svanito, sostituito dal fenomeno delle discariche, dove i rifiuti vengono dimenticati e abbandonati a loro stessi.

Lo scenario è cambiato nel 2006, con il Decreto Legislativo 152/2006 che indicava la corretta gestione dei rifiuti al fine di ridurre l’impatto ambientale. Che sia meglio prevenire piuttosto che curare è risaputo, pertanto la soluzione ideale sarebbe quella di non produrre rifiuti. Essendo però al limite dell’utopia, il secondo espediente è quello di ridurli, e solo qualora non fosse possibile sarebbe opportuno reimpiegarli, riutilizzarli o riciclarli.

Un’altra possibilità è il recupero di diverso tipo, quello di energia ad esempio; infine, come ultima opzione si considera lo smaltimento. È estremamente drammatico il fatto che ad oggi, in Italia, non vi siano dei sistemi industriali tali da permettere una certa economicità nel recupero dei rifiuti: nel 2014 la Commissione Europea aveva proposto un pacchetto leggi volto alla riduzione e una virata verso un’economia di tipo circolare. Tali direttive dovranno essere recepite dagli Stati Membri entro il 2020, poiché pubblicate nella Gazzetta Ufficiale Europea nel 2018. Nonostante ciò, Alessandra Fornasiero non vede un futuro promettente all’orizzonte italiano, a causa della sentenza n. 1229 sancita dal Consiglio di Stato, che ha determinato l’accentramento a livello ministeriale del potere – precedentemente in mano alle Regioni – di definire la cessazione della qualifica del rifiuto.

Questo improvviso cambio delle regole del gioco non ha fatto altro che rallentare lo sviluppo industriale del settore, fino a bloccarlo completamente, allontanandosi e disincentivando così la sostenibilità. L’unico piccolo barlume di speranza risiede nell’Europa, dove il consumatore ha una buona sensibilità su questi temi e può dare una spinta significativa nella lotta contro la legislazione che sta progressivamente ostacolando il percorso verso un ecosistema in perfetto equilibrio. Le risorse della Terra sono in esaurimento e questo campanello d’allarme dovrebbe essere uno stimolo in più per attivare un sistema economico basato sull’efficienza dei consumi. La circolarità potrebbe essere la soluzione: un modello che mira alla riduzione dello spreco di risorse, dove i flussi di materiali biologici possono essere reintegrati nella biosfera e quelli tecnici rivalorizzati.

Per maggiori informazioni:

http://www.rinnovabili.it/green-economy/economia-circolare-responsabilita-sociale-impresa/

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