VIA (ANCHE) COL VENTO

Giuseppe Recchi

Dalla lampadina a basso consumo di ultima generazione, che presto sarà in ogni casa, all’eolico, al fotovoltaico, alle biomasse… Le strade per l’energia rinnovabile sono tante e, per la conversione al verde, è vincente diversificare. Parola di Giuseppe Recchi, presidente della divisione Italia e Sud Europa del colosso General Electric. Che con la filosofia EcoMagination spazia dalle fonti tradizionali alle nuove frontiere.

Lo sta sperimentando in prima persona nella progettazione della sua quotidianità futura. Il rispetto dell’ambiente, la vita in verde, non è solo un problema di coscienza: «È anche uno stile, un nuovo modo di essere educati». È per questo che Giuseppe Recchi, torinese, 44 anni, sposato, tre figli, appartenente a una delle famiglie storiche dell’imprenditoria italiana, ha deciso di ristrutturare casa in modo ecofriendly e senza badare a spese (solo per un piccolo campo fotovoltaico, si spendono 50mila euro). Un messaggio doppiamente forte visto che viene dal presidente della divisione Italia e Sud Europa di General Electric (GE), il colosso fondato nel 1878 dall’inventore della lampadina, Thomas A. Edison, che oggi occupa 320mila persone in 100 paesi e fattura 125 miliardi di euro con un utile netto di 12,3 miliardi di euro.La più grande azienda diversificata del mondo si occupa di sanità, trasporti, media e finanza, e, naturale, di energia che, da sola, rappresenta circa un quinto del suo business e abbraccia tutto lo scibile del settore: Oil and gas, nucleare, rinnovabili o verdi. General Electric non è indifferente alla formula 202020: 20% di emissioni in meno entro il 2020. Anche perché si tratta di un mercato destinato a rapidi e imprevedibili sviluppi. Il giovane numero uno della GE italiana, 7mila dipendenti, 9 miliardi di dollari il volume d’affari, ne è convinto. Ed è anche pronto a scommettere su un business dai forti contenuti etici come quello di partecipare alla costrizione di un mondo più pulito, lungo la linea guida inventata da GE: EcoMagination. Ovvero: 6 miliardi di dollari per ricerca e sviluppo. E spiega a Gentleman che cosa sta facendo in Italia e per l’Italia il colosso Usa.

Gentleman: Energie rinnovabili, due parole molto in voga. In finanza, industria, politica e cultura. E anche tra la gente comune. Come le interpreta la sua azienda?

Giuseppe Recchi: Compiendo un salto culturale che appartiene a tutta la società: attenzione all’ambiente con una nuova declinazione dell’energia, non solo legata al fabbisogno, ma anche all’impatto sul mondo circostante. Che significa investire in ricerca e sviluppo per mettere sul mercato prodotti che rispettino l’ecosistema e che contribuiscano a migliorarlo. Per noi si chiama EcoMagination: nel 2004 l’investimento era di 475 milioni di euro. Nel 2010, sarà 1,19 miliardi di euro.

G: Come applica GE questa filosofia industriale e imprenditoriale tinta di verde?

G.R.: In primo luogo con l’obiettivo di diminuire sempre di più le nostre emissioni, poi con la presenza in tutti i campi delle energie rinnovabili: idroelettrico, biomasse. E soprattutto fotovoltaico ed eolico: abbiamo realizzato campi eolici in Puglia, Calabria e Sardegna. E altri sono allo studio: uno in Sicilia e due in Campania.

G: È un business che rende?

G.R.: È un business su cui vale la pena di investire e che può in questa fase contare sui contributi statali. L’Italia è molto cresciuta: è terza in Europa dietro a Germania e Spagna. In cifre, il mercato italiano nel 2012 avrà una capacità di 16mila megawatt. Oggi ne vale 4.200. GE ha impianti eolici per 290 mgw, cioè il 7% del totale.

G: General Electric realizza strumenti per produrre energia: turbine idroelettriche, reattori nucleari. Per sfruttare il vento che cosa fabbrica?

G.R.: Turbine per i generatori e pale per le torri.

G: Lei è attento anche alla cosiddetta energia fotovoltaica, più comunemente chiamata solare.

G.R.: Progettiamo e realizziamo pannelli solari. La tendenza è produrre moduli sempre più sottili. I nostri, per esempio, somigliano alle tegole dei tetti. L’idea generale è ricorrere a materiali sempre più sottili. Ho visto una giacca con un pannello fotovoltaico nel colletto e sono già in commercio mini moduli solari che si piegano e si infilano nel portafoglio: servono per i telefoni cellulari.

G: La crescita delle energie rinnovabili che tipo di impatto ha avuto sul sistema imprenditoriale italiano?

G.R.: Molto forte, soprattutto perché aziende, fabbriche, supermercati ora possono autoprodurre energia con l’installazione di campi fotovoltaici sui tetti. Non solo. L’Italia si sta posizionando molto bene anche nei mercati del Sud Europa: Balcani, Grecia, Malta, Creta. Progetti italiani sono stati approvati in Albania. E anche in Romania. GE ha importanti progetti in corso.  È il business del momento, man mano che si affinano le tecnologie aumentano gli investimenti. Anche se, detto sinceramente, oggi il rinnovabile non risolve i problemi del fabbisogno energetico. Per un paese come l’Italia dipendente dall’estero per gli approvvigionamenti di energia, le fonti principali sono il gas carbone e il nucleare. Ma non sappiamo, però, dove la ricerca ci porterà nei prossimi dieci anni.

G: Che cosa potrebbe succedere?

G.R.: Chissà. Magari, un po’ per moda, un po’ per necessità, un po’ per la diminuzione dei prezzi, ogni casa avrà pannelli fotovoltaici. Oggi costa ancora troppo.

G: Il vostro coinvolgimento nelle energie rinnovabili, però, è a 360 gradi: non ci sono solo il sole e il vento.

G.R.: Fabbrichiamo impianti per le biomasse, cioè per l’energia originata dagli scarti dell’agricoltura, molto utili per essere autosufficienti con piccolo impianti. Costruiamo turbine a gas derivate dai motori degli aerei che si possono accendere e spegnere. In paesi come Russia, Cina e India vendiamo molte locomotive ibride dotate anche di un motore elettrico, accanto a quello diesel alimentato dall’energia persa, per esempio, nelle frenate, che viene recuperata con gli scambiatori. Abbiamo realizzato motori per aerei più silenziosi. Sempre per l’aviazione progettiamo il motore a basso consumo GEnx. È stato calcolato che se oggi tutti gli aerei da 200-300 passeggeri utilizzassero un motore così, si risparmierebbero ogni anno 1,7 miliardi di jet fuel, quanto serve per far volare 12 milioni di persone da Londra a New York.

G: A proposito di risparmio: onorate il vostro fondatore con una nuova lampadina molto particolare.

G.R.: È un aggiornamento della vecchia lampada al neon che aveva il difetto di emanare una luce fredda. Quella nuova funzione con lo stesso principio: si illumina con l’azione generata da un gas. Solo illumina in modo più caldo e realizza anche un notevole risparmio nei consumi: prima servivano da 25 a 100 watt, ora bastano da 9 a 20 watt. Il mondo va sempre più nella direzione del rispetto dell’ambiente e di consumi meno costosi, il potenziale di sviluppo è enorme nell’industria, in casa, per fino negli hobby. Sono appassionato di motocross e ho già visto moto ibride, come le auto, con alte prestazioni. Anche se i costi sono ancora superiori ai benefici.

G: Il crollo delle borse e il fallimento di società e imprese in tutto il mondo ha provocato rallentamenti?

G.R.: Crisi o non crisi, quello energetico è uno dei settori in espansione, in parallelo alla crescita demografica e ai mutamenti climatici, inoltre, lo sfruttamento delle fonti energetiche sta vivendo una stagione di progressi tecnologici dopo quasi mezzo secolo di immobilismo. Dunque, vedo uno sviluppo davvero interessante nei prossimi decenni. Che però ha bisogno di punti fermi.

G: Si riferisce all’intervento delle istituzioni pubbliche?

G.R.: Avverto l’esigenza di operare in un mercato con strategie e regole ferme, che non mutino con i cambiamenti politici. Regole che non siano né di destra, né di sinistra, ma sicure.

FONTE: GENTLEMAN

AUTORE: MARCO GREGORETTI

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