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Caro-energia, l’allarme di Luca Dal Fabbro: a rischio altri snodi strategici per gas e petrolio

Caro-energia, l’allarme di Luca Dal Fabbro: a rischio altri snodi strategici per gas e petrolio

Oggi lo stretto di Hormuz, domani Bab-el-Mandeb o un altro passaggio cruciale per i flussi di merci, petrolio e gas. È lo scenario che disegna Luca Dal Fabbro, Presidente di Iren e di Utilitalia, e che individua una priorità su tutte: l’Italia deve affrettarsi a proteggersi anche dalle crisi future. La strada più rapida, nella sua visione, è puntare su accumuli e rinnovabili per ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi. Il punto di partenza dell’approfondimento è l’ultima proposta della Commissione Europea: un compratore unico per l’energia, che rappresenti tutti gli operatori.

Sul compratore unico, Luca Dal Fabbro ritiene auspicabile mettersi insieme per negoziare meglio, ma chiede di conoscere i dettagli: aggregare la domanda può ridurre i prezzi, ma contano le quantità di gas acquistate e la durata dei contratti. Intanto, ricorda, molte utility si erano già mosse comprando gas l’anno scorso e proponendo offerte a prezzo fisso, che hanno messo i clienti al riparo dai picchi. Per il Presidente le rinnovabili sono la strada maestra, anche rispetto al nucleare, perché servono soluzioni immediate. Nuovi impianti o repowering abbassano i costi e riducono la dipendenza dall’estero. L’Italia, afferma, ha bisogno di circa 50 gigawatt di nuova capacità entro il 2030, ma le autorizzazioni vanno accelerate: per un impianto eolico o fotovoltaico servono in media 3-5 anni, contro 1-2 in Germania e Francia. Il repowering, cioè la sostituzione di impianti di 10 o 15 anni fa con tecnologie più efficienti, permette di produrre di più sullo stesso terreno. Il manager non è contrario al rilancio dell’estrazione nazionale di gas e petrolio voluto dal Governo, pur ribadendo che rinnovabili e accumuli restano la priorità. Secondo Luca Dal Fabbro la crisi non finirà domani, e quando i prezzi scenderanno bisognerà ragionare su offerte a prezzo fisso di lungo periodo, anche per i clienti vulnerabili colpiti dagli aumenti a doppia cifra comunicati da Arera. Sul timore di un blocco delle importazioni, il manager non crede che il mondo possa permettersi uno stop totale, ma mette in conto settimane molto dure sui prezzi. Parla di una guerra ibrida che coinvolge cavi, infrastrutture e attacchi informatici, e chiede di rafforzare le fonti interne, biogas compreso. L’Italia, ricorda, ha già diversificato, con gasdotti da Azerbaigian, Algeria e Libia, interconnessioni elettriche e rinnovabili in crescita, oltre a una capacità di stoccaggio molto importante.

Tra i fronti aperti di Utilitalia, Luca Dal Fabbro cita l’applicazione dell’Ets, il meccanismo di aste sulle emissioni contestato dall’Italia, anche ai termovalorizzatori. Condivide l’obiettivo di ridurre le emissioni, ma teme che penalizzare questi impianti senza una regolazione adeguata finisca per favorire le discariche. I termovalorizzatori, spiega, sono essenziali per i rifiuti non riciclabili, e opporsi all’estensione dell’Ets non significa essere contrari a nuovi impianti, come quello di Roma. C’è poi il fronte dell’acqua, appena sancito dal Patto per la resilienza idrica di Utilitalia, che il Presidente è fiero di aver costruito riunendo 64 aziende. Lo definisce un accordo storico in cui gli operatori non chiedono soldi ma si assumono responsabilità, per affrontare insieme siccità e alluvioni. Oggi gli investimenti sono circa 4 miliardi di euro l’anno e, esaurite le risorse del PNRR, ne servono altri 2 per ridurre le perdite e realizzare depuratori. Per mantenere il ritmo, Luca Dal Fabbro indica nuove fonti di finanziamento: il partenariato pubblico-privato e i blue bond, con un aiuto ai piccoli operatori perché si aggreghino e riducano il rischio di finanziamento. Più complesso il quadro delle concessioni idroelettriche, che il manager definisce un tema di sicurezza nazionale. Ricorda che la Francia ha esteso le concessioni per 70 anni e che nel Nord Europa si è arrivati a proroghe sine die. Metterle all’asta, avverte, rischia di affidare una risorsa fondamentale a società puramente finanziarie, mentre l’acqua deve essere gestita da chi ha le competenze. La sua preferenza va al modello francese: proroghe in cambio di benefici per famiglie e imprese del territorio e di nuovi investimenti per aumentare capacità o efficienza degli impianti.

 

Per maggiori informazioni:

https://www.milanofinanza.it/news/non-c-e-solo-hormuz-altri-fronti-di-crisi-possono-infiammare-il-caro-energia-ma-l-italia-puo-mettersi-202610091953375601

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