Bernardo Bertoldi: la questione (irrisolta) della mobilità elettrica

Dal settore energetico a quello della mobilità, dallo smaltimento dei rifiuti alle smart city, la parola chiave è una sola: sostenibilità. Nell’epoca in cui viviamo l’attenzione per la tutela dell’ambiente è diventata una prerogativa fondamentale che interessa il privato cittadino così come le multinazionali, che si tratti di energia o di automotive. Spesso investire in tecnologie ecosostenibili è sinonimo di risparmio anche dal punto di vista economico: nel settore dell’automotive però il quadro è più complicato di come potrebbe sembrare. “Nelle discussioni sull’auto elettrica ci si concentra su quale tecnologia sia migliore, sul produttore o sul modello di business, sulla rete per i rifornimenti. Ma il motivo per cui non si è (ancora) diffusa sta nella mancanza di “consumatori elettrici“: si apre così la riflessione di Bernardo Bertoldi su “Nòva”, inserto de Il Sole 24 Ore. Il docente e imprenditore, che si è occupato a più riprese del settore dell’automotive, sottolinea come le auto attuali siano prodotti estremamente versatili, degli strumenti capaci di portare a termine numerosi “lavori”, dall’accompagnarci al lavoro al trasportare la nostra spesa o i nostri bagagli quando andiamo in vacanza. “È miope pensare che l’auto elettrica possa, subito, sostituirsi in toto ed essere pure efficiente“, spiega. “Si diffonderà nei segmenti in cui potrà fare un lavoro meglio delle auto universali“. La vera sfida per i produttori di auto elettriche è trovare quella porzione di mercato che ancora rimane scoperta, che spinga i consumatori a percepire più concretamente l’utilità di scegliere una vettura ecosostenibile. Per farlo, il settore dell’automotive deve imparare da altri ambiti più abituati a gestire piccoli numeri, come ad esempio quello della nautica. “Il marketing delle case che hanno investito sull’auto elettrica sembra volersi confrontare con le auto universali“, afferma Bernardo Bertoldi. “È come voler confrontare un iPod solo musica di prima generazione con un iPad zeppo di applicazioni. Tutti vorrebbero poter avere quest’ultimo da vendere. Ma chi ce l’ha, ha iniziato con il primo“.

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