PER L’AMBIENTE CI VUOLE MOLTA ECOIMAGINATION

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General Electric ha 80 prodotti “sostenibili”. Che assicurano un giro d’affari di 17 miliardi di dollari.

In General Electric lo chiamano il portafoglio di «Ecoimagination» e dal 2005 a oggi è stato riempito con 80 diversi prodotti. Ce n’è per tutti: dai motori per gli aerei ai sistemi meccanici per le ferrovie, dagli impianti per il trattamento delle acque alle pale eoliche. Tutti rigorosamente studiati con tecnologie all’avanguardia per consentire agli aerei e ai treni di ridurre le emissioni inquinanti in termini di sostanze tossiche e rumori, alle acque di essere purificate e riutilizzate, alle pale eoliche di produrre più energia possibile dal vento. Il business è trasversale a tutte le aree di attività della multinazionale americana, che ha trasformato «un impegno in termini di responsabilità sociale in un business preciso e remunerativo» come dice a Green Economy Giuseppe Recchi, presidente e amministratore delegato della divisione South Europe di General Electric. «Ecoimagination è una campagna globale che nasce da un’esigenza globale e interessa i Paesi in via di sviluppo come le economie avanzate».
Un mercato che la multinazionale ha iniziato a seguire dal 2005, fino a trasformarlo in un business che nel 2008 ha generato ricavi per 17 miliardi di dollari con una crescita dei 21% rispetto al 2007 e che dovrebbero raggiungere quota 25 miliardi alla fine dei 2010. In quattro anni il gruppo ha arruolato più di 30 mila tecnici provenienti da tutti i Paesi del mondo e operativi nei quattro centri di ricerca posizionati a Niskayuna (New York), Shanghai (Cina), Monaco (Germania), Bangalore (India). Solo nel 2008, inoltre, General Electric ha investito più di 1,4 miliardi di dollari nella ricerca e sviluppo di tecnologie verdi, raddoppiando i 750 milioni con cui era stata avviata l’attività nel 2005 e puntando a investire 1,5 miliardi entro il 2010. «L’obiettivo è sia ridurre l’impatto inquinante degli impianti in funzione negli stabilimenti industriali, sia migliorare e ottimizzare l’uso delle risorse energetiche» spiega Recchi. E anche in Italia, dove Ge è attiva soprattutto nel settore oil&gas con il Nuovo Pignone di Firenze, il lavoro sta procedendo soprattutto nell’ottica di riuscire a ridurre l’uso dei gas, oggi fonte energetica prevalente. «Serve un ribilanciamento nella produzione di energia con impianti eolici e fotovoltaici» commenta Recchi. «L’ Italia è già il terzo Paese dopo Germania e Spagna in entrambi i settori, ma può fare sicuramente di più». Nell’eolico, per esempio, i tecnici di Ge di base a Niskayuna e a Monaco hanno sviluppato un tipo di pala più lunga rispetto alla media e con un’inclinazione aerodinamica particolare. Ma non solo. Grazie all’uso di composti derivanti dalla lavorazione di resine e fibre di carbonio, queste pale sono più sottili e leggere, benché ugualmente resistenti. La riduzione dei loro peso (che a regime dorrebbe essere del 30% inferiore rispetto una pala tradizionale) consente agli impianti di girare più velocemente e di catturare maggiore energia dal vento. Nel settore elettrico, invece, Ge ha sviluppato un gruppo di tecnologie utilizzate dalle società che forniscono e distribuiscono energia che ne aumentano l’efficienza diminuendo le dispersioni. Per esempio la Comisión Federal de Electricidad (Cfe), la più grande utility del Messico, utilizza il sistema denominato Prolec-Ge per ottimizzare la gestione della corrente. Il risultato è stato che tra il 2006 e il 2008 sono stati risparmiati più di 5 gigawatt/ora di energia, che equivalgono all’energia usata in media ogni anno in casa da più di 3 mila messicani.

PUBBLICO E PRIVATO. Nel business dell’acqua, invece, la multinazionale americana ha scommesso sia sulla conservazione sia sul riciclo delle acque per il settore pubblico e per quello privato. Per esempio, nelle terre dell’arido sud ovest americano la capacità di riutilizzare le poche acque disponibili è vitale. La città di Tampa, in Arizona, per riuscire in questo lavoro di gestione, ha installato impianti di riciclo della divisione Ge Water & Process che hanno raddoppiato da 4,5 a 9 i milioni di galloni d’acqua riciclati ogni giorno (con picchi fino a 11.7 milioni). Ma l’attenzione al risparmio energetico in General Electric non riguarda solo le dotazioni a imprese di vari settori produttivi. È stata applicata anche all’interno degli stabilimenti della stessa multinazionale, secondo un piano presentato nel 2005 che si chiama «1-30-30». II numero 1 indica la percentuale di emissioni di gas serra previste entro il 2012; il primo 30 (%) indica invece di quanto il gruppo aveva intenzione di ridurre l’intensità delle emissioni di gas serra entro il 2008, mentre il secondo 30 (%) mostra quanto ha intenzione di accrescere il rendimento energetico entro il 2012. Il secondo obiettivo è già stato raggiunto e superato. Infatti, le emissioni di gas serra sono state ridotte già dei 41%. Per gli altri target, l’azienda è il linea con il programma. Nel maggio del 2008, inoltre, il presidente Jeffrey Immelt ha annunciato un nuovo obiettivo: ridurre del 20% l’uso di acqua entro il 2012. E non hanno nessun dubbio di farcela.

FONTE: GREEN ECONOMY
AUTORE: ILARIA MOLINARI

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