Claudio Descalzi: Eni accelera in Mozambico

Claudio Descalzi

Entro fine anno Eni e i suoi partner prenderanno la decisione finale d’investimento su Coral, il primo dei tre giacimenti da avviare alla produzione nel ricchissimo bacino di Rovuma, nell’offshore del Mozambico. Ne hanno parlato ieri a Maputo, nel loro primo colloquio, il nuovo presidente del Mozambico Filipe Nyusi e l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi.
L’incontro, spiegano dal gruppo, «è stato anche l’occasione per l’ad d Eni per fare il punto sui progressi dei progetti in corso in Mozambico relativi allo sviluppo dell’area 4, dove sono state finora scoperte risorse per 2.400 miliardi di metri cubi di gas in posto».
La presenza di Eni nel Paese è recente: risale al 2006, quando, n seguito a una gara internazionale, è stata assegnata la concessione offshore Area 4. Eni ha in programma di cedere ancora un altro 15% del giacimento, sempre mantenendo il ruolo di operatore e seguendo il dual exploration model adottato per la vendita degli asset da avviare alla produzione, una volta accertata l’entità delle riserve e fissati i tempi per lo start up. Due anni fa il gruppo aveva ceduto il 20% alla cinese Cnpc e nel luglio 2014 aveva alzato da 9 a 11 miliardi l’obiettivo delle cessioni. Oggi quel programma è stato realizzato per circa un terzo (con i 3,7 miliardi incassati dalla vendita della partecipazione in ArticRussia, dell’8% di Galp e della quota nella EnBW-Eni nel progetto South Stream), ma il top management ha deciso di rinforzare il piano con 1 miliardo aggiuntivo al 2018. Per completarlo mancano perciò poco più di 8 miliardi, di cui almeno il 50% dovrebbe derivare dalla diluizione delle partecipazioni nelle recenti scoperte esplorative. Questi asset, che secondo il mercato hanno subito solo una marginale perdita di valore dal calo del prezzo del petrolio, presentano caratteristiche precise: elevata qualità degli idrocarburi, grandi dimensioni, buona localizzazione, struttura di costi competitiva. Questi requisiti calzano anche ai giacimenti che Eni sta sviluppando in Congo e Ghana, che entrano perciò di diritto nella lista degli asset in linea con le cessioni parziali previste dal dual exploration model.

FONTE: Milano Finanza
AUTORE: Angela Zoppo

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